Europa 7 batte Mediaset

La legge deve essere uguale per tutti, su questo credo che nessuno possa trovarsi in disaccordo. Ora, se un'imprenditore da anni, ormai, vince cause e ricorsi in Italia e in Europa per legittimare il suo diritto a trasmettere i propri programmi televisivi, credo sia giusto e corretto dargli spazio e, per così dire, voce. Forse non tutti conoscono la vicenda di Europa 7, emittente che si aggiudicò una frequenza nazionale ma che non ha mai potuto esercitare tale diritto, perché illegittimamente estromessa da Rete 4, fruitrice della frequenza pur senza esserne titolare. Vi riporto una parte di un articolo di Gianni Rossi di Articolo 21:
La società televisiva Europa 7 di Francesco Di Stefano ha diritto a trasmettere i suoi programmi in chiaro sulle frequenze oggi occupate da Retequattro, che fa capo a Mediaset di Silvio Berlusconi. E’ questo il succo della sentenza decisa dall’Alta Corte Europea del Lussemburgo e che piomba come un macigno sulle sorti dell’oligopolio berlusconiano e sulle quelle più traballanti della controriforma Gasparri sul sistema dei media, già messa sotto accusa dalla Commissione di Bruxelles con una procedura formale di infrazione contro lo Stato italiano.
Il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisive, recita in pratica la sentenza, è contrario al diritto comunitario. Per i giudici UE: “tale regime non rispetta il principio della libera prestazione di servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati”, si legge in una nota sulla sentenza diffusa a Bruxelles.
“La Corte -prosegue il testo- rileva che l'applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa a favore delle reti esistenti ha avuto l'effetto di impedire l'accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze. Questo effetto restrittivo e' stato consolidato dall'autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi. Tali regimi hanno avuto l'effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali già attivi su questo mercato”.Per la Corte: “il limite al numero degli operatori sul territorio nazionale potrebbe essere giustificato da obiettivi di interesse generale ma, come stabilisce il nuovo quadro normativo comune per i servizi di comunicazione elettronica, esso dovrebbe essere organizzato sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionali. Di conseguenza, l'assegnazione in esclusiva è senza limiti di tempo delle frequenze ad un numero limitato di operatori esistenti, senza tenere conto dei criteri citati, è contraria ai principi del Trattato sulla libera prestazione dei servizi”.
Il caso Europa 7 risale al 1999, quando l'emittente tv ha ottenuto dalle autorità italiane competenti un'autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, ma non è mai stata in grado di trasmettere in mancanza di assegnazione di radiofrequenze. Il Consiglio di Stato, dinanzi al quale pende attualmente la causa, ha interrogato la Corte di giustizia UE sull'interpretazione delle disposizioni previste dal diritto comunitario per i criteri di assegnazione di radiofrequenze al fine di operare sul mercato delle trasmissioni tv. Il giudice del rinvio, si legge nel testo, “sottolinea che in Italia il piano nazionale di assegnazione per le frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l'effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale”.
Come potete ben capire, è stato impedito per anni ad una rete televisiva legittimata a trasmettere, mediante colpi normativi atti a cristalizzare il sistema, a bloccare qualsiasi procedura, qualsiasi cambiamento possibile. Potrebbe sembrare un atto semplice dell'ex presidente del consiglio Berlusconi, ma nella realtà anche la maggioranza di centro-sinistra ha sempre preso le parti di Mediaset e, quindi, del Cavaliere nei vari gradi di processo. Ora sono proprio curioso di vedere come questa storia andrà a finire, voglio vedere cosa si inventeranno questi politici da quattro soldi (valgono quattro soldi, ma ne percepiscono molti di più, troppi). Intanto, se c'è qualcuno che pagherà per questa vicenda (danni ad Europa 7, sanzioni UE) saranno sempre i contribuenti italiani, l'ultima ruota del carro che paga sempre per gli errori della politica.
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Com'è bello vedere che il tempo scorre, ma il nostro amore non si attenua, anzi, continua a crescere!
TI AMOOO DA MORIRE ILARIA E GIÀ MI MANCHI TANTISSIMO!!!





Io no, manco morto oserei dire! Mastella ha fatto parte dell'attuale esecutivo e da ministro ha sempre evitato di causare una crisi di governo, ha sempre difeso a spada tratta il consiglio dei ministri (tranne Di Pietro, con cui faceva come cane e gatto), il premier Prodi e la maggioranza tutta. Ora che s'è trovato appiedato, privo dello scranno ministeriale (evidentemente molto comodo per le due soavi chiappette), ecco che passa all'attacco. Probabilmente voleva l'appoggio del governo e della maggioranza sul fatto giudiziario che vede coinvolti lui, buona parte della sua famiglia e buona parte dei vertici del suo partito. Ma Prodi non poteva scendere così in basso, non si poteva concedere un'altra ennesima figuraccia mastodontica. Ed ecco che Mastella, conscio di questo, passa in un baleno da sostenitore del governo a nemico. Folgorato sulla via di Ceppaloni, probabilmente, si rende conto che l'attuale maggioranza è semplicemente frutto di un'aggregazione di forze politiche disomogenee, talvolta in aspro contrasto tra di loro. In realtà, sta cercando di farsi passare, agli occhi delle gente, come il salvatore del Paese, per guadagnare un bricciolo di immagine dopo i mesi di inguardabile governo della Giustizia (indulto, caso Forleo e caso De Magistris, ecc...) e dopo il tracollo dell'inchiesta campana che lo vede coinvolto.